IL CARROCCIO DEI CAPORALI
I meridionali tornano " terroni " e Maroni sta zitto: e' nato il partito del Capo
----------------------------------------------------------------- IL CARROCCIO DEI CAPORALI I meridionali tornano "terroni" e Maroni sta zitto: e' nato il partito del Capo MILANO - "Cosi' finalmente, tirato su il muro sul Po, ho potuto chiamare i meridionali con il loro nome". Pausa. Fiato. Urlo: "Terroni!". E viene giu' il diluvio: applausi, barriti belluini, sventolio di bandiere, gridolini delle pasionarie, rimbombo delle gradinate sotto il tambureggiare di diecimila paia di piedi padani. Questo si' che e' parlar chiaro! La Padania ha in prima pagina un pezzo che spiega come terrone sia un termine "ironico, scherzoso, quasi affettuoso"? La risposta e' un coro rabbioso: "Ter - ro - ni! Ter - ro - ni!". Invettive isolate: "Bastardi!". Roberto Calderoli, detto "Pota", nomignolo che in bergamasco equivale piu' o meno al veneto "mona", e' paonazzo per l'eccitazione. Un trionfo. Al primo comizio, racconta il segretario della Lega Lombarda nell'autobiografico "Mutate mutanda", che col racconto di un'"auto - autopsia" resta un leggendario caposaldo dell'intellighentzia leghista, era emozionatissimo: "Fu in una modesta trattoria della localita' Ceresuola, in valle Imagna". Un appuntamento da far tremare le gambe ma... "Forse il fatto di parlare a valligiani che come me avrebbero avuto la stessa difficolta' a parlare in pubblico riusci' a farmi superare l'impeachement della timidezza". Anni dopo, forse non ha ancora imparato che impeachement vuol dire incriminazione e non impaccio, ma certo sa come si scaldano i cuori leghisti. E cosi', raccolto il primo boato, affonda il trapano (viene da una dinastia con dodici dentisti, tanto che a Bergamo si dice: Se ol to dent al gh'a' 'l careul, te gh'e' de 'nda' dal Caldereul / se il tuo dente ha il vermetto, devi andare dal Calderoli) fino alla radice: "Al segretario del Pds, a quel D'Alema la', lo so io dove gli infilerei le bottiglie molotov che tirava quando era giovane!". Risate. "Solo che si spegnerebbero!". Sghignazzate. "Allora meglio infilargli un ananas!". La folla e' in delirio. Il "Pota", che passa per l'intellettuale della compagnia, assapora l'effetto della sua analisi. Poi, indeciso tra una citazione di Kierkegaard e "Osteria numero uno, paraponziponzipon", opta per un attacco ai fuoriusciti della Lega finiti con poca fortuna in lista con Forza Italia: "Di una cosa dobbiamo dire grazie a Berlusconi: ce li ha trombati tutti!". Apoteosi. Roberto "Pota", alla faccia di chi ridacchia di lui ("quattro giornalisti cornuti") ormai e' inarrestabile. Si calca l'elmetto, sbatte dentro il caricatore e mitraglia sventagliate di punti esclamativi: "Se c'e' bisogno di far vedere i muscoli, facciamogli vedere i muscoli! I muscoli dei padani! Che non sono muscoli gonfiati con gli anabolizzanti! O la palestra! Sono muscoli sviluppati perche' attaccati alla pala!". Tutti a urlare: vai Roberto! E lui: "Mi hanno chiesto cosa vuol dire l'emendamento che ho presentato sulla legittima difesa. Vuol dire, per esempio, che se un figlio trovera' un insegnante che parla terrone, si cambia scuola al figlio!". E li', nel trionfo di Calderoli, che con le sue finezze da club britannico raccoglie piu' applausi di tutti, c'e' la sintesi del congresso. Un congresso molto diverso da quelli del passato. Via l'Irene Pivetti, che aveva letto Sant'Agostino, era nipote del Gabrielli e criticava si' Montecitorio ma usando il latino: "E' un hortus conclusus". Via Gianfranco Miglio, il profesur che magari diceva provocatoriamente che "Hitler commise degli errori di stile" pero' aveva fatto per 29 anni il preside di Scienze politiche alla Cattolica e poteva parlare per ore di architettura costituzionale citando le decine di libri che aveva scritto. Via Franco Rocchetta, che rivendicava un posticino da capetto dicendo di aver inventato la Lega parlando in polacco nella chiesa di Santa Maria di Danzica. Via Pierluigi Petrini, il roccioso capogruppo della stagione del governo Dini, ultimo espulso di un'emorragia che ha visto il Carroccio scaricare per strada perfino 7 dei 10 fondatori. A farla corta, mai come stavolta la Lega appare come la disegna da tempo il politologo Ilvo Diamanti: un partito dove contano solo il Capo e i militanti. E dove i gruppi dirigenti o vengono spazzati via o devono accettare di contare quanto Vicolo Corto nel gioco dei Monopoli: niente. Occupano una casella e basta. Prova provata, l'ascesa (si fa per dire) di Stefano Stefani, il presidente della Lega Nord, un marcantonio vicentino dotato agli occhi dei bossiani di due grandi meriti, un contenzioso col fisco da due miliardi e un'ostentazione di umilta' da ridicolizzare un flagellante medievale. Come prende il microfono e' una litania: "Io che sono l'ultimo di voi, io che sono il vostro servo, io che indegnamente sono stato eletto...". La sua linea e' semplicissima: "Politicamente sono acerbo ma ho una guida, Bossi, che ha sempre ragione". E cosa insegna il Capo? Piu' la spari grossa meglio e'. L'omone, inciampando qua e la' in un ingorgo grammaticale, esegue: "Quando sara' il momento vi assicuro, fratelli padani, che saro' il primo a saltar fuori dalla trincea!". Seguito a ruota, s'intende, da Giancarlo Pagliarini: "Se c'e' da andare in galera, per la Padania ci andro'!". Da Marco Formentini, quello che Bossi quattro anni fa presento' ai milanesi come "il De Gaulle della Lega": "I soldi per gli immigrati saranno tolti alle pensioni dei nostri poveri vecchi!". Da Mario Borghezio: "Ormai siamo stranieri in patria! Schiavi dei tiranni romani! Dobbiamo usare i loro simboli! I loro certificati! Le loro carte d'identita'! Le loro patenti!". A proposito: che fine ha fatto Bobo Maroni? Perche' non parla? C'era il rischio che, corto com'e', allungasse comunque un pizzico di ombra sulla scarpa destra del Grande Capo? Gli spalti manco se lo filano. E' "Obelix" che vogliono. Dov'e' il Tricheco della Valsugana? La folla lo acclama: dai, vieni a spararla anche tu! Non si puo', spiegano dal palco, non e' ne' ministro del governo padano ne' segretario federale e neanche deputato. Ma lassu' non si rassegnano: "Bo - so! Bo - so!". Finche' l'Erminio, l'unico al mondo a usare come cane da caccia un alano grande come una vacca olandese, vien trascinato sul palco. A prendersi anche lui il bagno di folla che spetta ai caporali.
Stella Gian Antonio
Pagina 3(17 febbraio 1997) - Corriere della Sera
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